Parte seconda

La strada per il deposito infatti, dalla deviazione del binario, non era distante.
Mi affascinò comunque la zona perché col tram entrammo nella via alquanto stretta, ma lo spazio per il doppio binario per le due direzioni opposte di marcia c’ era. Prima che si entrasse in deposito il conducente deviò un ulteriore scambio svoltando verso destra. Riprendendo la marcia, con un sorriso incancellabile dal suo viso, mi fece scendere proprio nell’area d’ entrata del deposito. Salutò alcuni dei suoi colleghi di cui uno aveva i capelli sparati come se avesse preso una forte scossa di corrente e magro di corporatura, poi mi indicò la fermata.
Affascinante era anche quel deposito, pieno di vita e di mezzi tranviari di ogni epoca, forma e colore.
Mi allontanai per recarmi alla fermata che mi consigliò il tranviere. Aspettando il mezzo non facevo altro che pensare dove fossi, le zone che sino a quel momento avevo visto mi erano familiari ma, allo stesso tempo, mi sembrava di essere in un’ altra città.
Conoscevo e conosco parte delle città tranviarie italiane e potevo escludere molte di esse… ma quella città, quella panchina da dove io mi ero destato, quella piazza… e poi la stazione ferroviaria erano a me conosciute. La cosa che non riuscivo a capire era il miscuglio di epoche: autovetture antiche che si confondevano con quelle moderne; lo stesso valeva per gli autobus. Era tutto come fosse un’ altra dimensione parallela alla mia. Ecco!! Stava arrivando il tram… un bellissimo tram a carrelli , verde lucente: era il 30! Si fermò , mi aprì la porta anteriore e ci salii.
Il conducente aveva una capigliatura lunga che arrivava sino al sacro coccige e appena mi vide, gridò felice: “OOO… come on, come on, please!!!”
Io, con gli occhi sbarrati, perché molto sbalordito, davvero pensavo di tutto:
“O mi sono fatto una dose di allucinogeni senza saperlo o sto trapassando!”
Il conducente mi invitò ad accomodarmi: “Please, sit down…”
- Ma l’ italiano lo parlate?-
Gli chiesi.
- Yes, but, with me, you must talk in english!
“No… sono proprio trapassato!” Pensavo, però se questo voleva parlare con me in inglese lo accontentai:
- What is your name?
- My name is…ih ih…Ozzy Osbourne
Cadendomi le braccia a terra per depressione acuta, gli ridomandai per conferma: “Ozzy Osbourne?”
- Yes!!! – mi rispose ancora più felice
Senza avere più un’ espressione sul viso, con le braccia ancora più a terra e con lo sconforto che aveva preso le mie sembianze, rimasi in silenzio e mi sedetti per mezzo minuto. All’ improvviso, preso da una crisi isterica, scattai in piedi e a voce sostenuta dissi al tranviere costringendolo a fermare il mezzo e che diceva di essere Ozzy Osbourne:
- Ascoltami bene, non ti parlo in inglese , ma in italiano: mi sono svegliato su una panchina in una piazza qui vicino, avrei riconosciuto una città che non so se è quella che conosco in realtà, c’ è un miscuglio di epoche che coprono un secolo, probabilmente ho parlato con dei fantasmi…non lo so… quell’ altro che viene dalla montagna e mi dice che Lecce è provincia di Bari, inoltre guidava un tram che hanno demolito più di 50 anni fa, tu che dici di chiamarti Ozzy Osbourne, al quale assomigli molto… ma sai chi è Ozzy Osbourne? E’ il cantante dei Black Sabbath… e che cazzo ci fa il cantante dei Black Sabbath alla guida di un tram?
- Il suo mestiere – Mi rispose.
- Il suo mestiere?
- Certo, devi sapere che cantare è la mia passione, mentre il mio vero mestiere è guidare tram!
- In Italia? Proprio tu che hai segnato il rock nel mondo?
- Perché è una vergogna guidare tram in Italia?
- No… mò basta…io voglio tornare a casa mia, non so se sono morto, se sono drogato, se esisto, di una cosa sono certo: voglio tornare a casa…
- Ascolta: non posso fermare un tram in mezzo alla strada così…vedi? Dietro sta arrivando…- Lo interruppi anticipandolo: “un Sirio, sta arrivando un Sirio…lo so cosa sta arrivando!!!”
- Appunto – mi rispose- fammi guidare, che quello è più veloce di noi.
Gli restai comunque affianco, mi tranquillizzai ed incominciai a stare più attento ai particolari che potevo scorgere: Imboccammo il tunnel che il tranviere di prima mi indicò. Appena usciti da esso, vidi una prima diramazione tranviaria che svoltava verso destra e vidi molti altri tram. C’ era anche una filovia.
Ci fermammo! Da sinistra vidi una cosa che mai nessun trammofilo potrà vedere: un altro Sirio che trainava una carrelli ed una “Nobili”…. Vidi quella “accozzaglia” di mezzi passarmi a pochi metri da noi, non credendo a ciò che avevo visto, mi rivolsi di nuovo a…ehm…Ozzy Osbourne:
- Ozzy…. - con perplessità aggiunsi- Ma tu davvero ti chiami Ozzy?
- Sìììì - mi rispose con pazienza.
- Ma hai visto quello che ci è passato davanti?
- Una bella combinazione, non trovi? – fece ripartire il tram-
- Si, ma in quella che tu chiami combinazione ci sono tram di 3 epoche diverse e soprattutto di città diverse: l’ultimo mezzo mi dava l’ idea di una Nobili che faceva servizio a Bologna e noi non siamo a Bologna, vero?
- Vedo che sei preparato….comunque non siamo a Bologna!
- Non mi stupirei se mi dicessi che quei tram girano ancora, nel pieno 2005, per il capoluogo emiliano.
- Ma cosa dici? A Bologna non ci sono più tram dal 1963!!
Ecco cosa mi dava turbamento: cose o persone che non esistevano o che non erano al proprio posto.
Intanto il nostro tram seguiva il suo corso e arrivammo al punto che l’ edicolante mi suggerì come fermata, ma preferii continuare. Il tram entrò in un’ altra piazza dopo che passammo sotto ad un’ altra galleria e dopo che transitammo per una strada larga. Lì volli scendere.
Le tante emozioni mi fecero dimenticare che avevo da tempo i sintomi della fame, camminai per un po’, imboccai una via e poco più avanti notai con somma gioia una pizzeria/rosticceria… entrai e… non era possibile!!! Le stranezze di quell’ esperienza non erano finite: i padroni di quel ristorante erano mio nipote Andrea e mio cognato Oronzo… Il ragazzo mi venne incontro chiedendomi se volevo un tavolo per consumare il pranzo, come fossi stato un perfetto sconosciuto…
- Andrea, non mi riconosci?
- Come?
- Andrea sono Alessandro il marito di tua zia, sorella di tua madre…
Andrea, un po’ preoccupato, chiamò suo padre… si avvicinò quello che in realtà è mio cognato…
- Ma… Andrea voi due non siete padre e figlio, ma zio e nipote perché lui è marito dell’ altra sorella di tua madre…
- Signore – intervenne l’ adulto con fermezza (Ormai ero in pieno, ma quell’ uomo era mio cognato! Non avevo dubbi nemmeno sul ragazzo) – Non ci faccia perdere tempo. Se vuole, si può sedere ad un tavolo e consumare un pasto, altrimenti vada a decidere fuori sul da farsi, poi… non sono quelli i nostri nomi, io sono Pasquale e mio figlio si chiama Ciro. La prego di scegliere oppure si accomodi…
Uscii fuori dal locale. Non sapevo cosa fare, volevo piangere ma non vi riuscii. Dopo aver passato e ripassato davanti a quel ristorante per riflettere, cercando di aggrapparmi a più non posso ai residui di obbiettività che erano rimasti in me, decisi di entrare e di consumare un esiguo pasto. Chiamai Pasquale (con difficoltà, perché quello era mio cognato)…
- Signor Pasquale…
- Allora, ha deciso? Rimane con noi?
- Sì ! C’ è un menù?
- Certo, glielo porto subito!
Non passarono un paio di minuti che subito “Pasquale” mi portò il menù.
Sul frontespizio era raffigurato un castello vicino al mare, in alto del menu lessi “Ristorante , Pizzeria Idrunte” . Rimasi immobile e immediatamente previdi che avrei vissuto un altro momento anomalo; essendo molto stanco ed impaurito credevo di non sostenerne altri, quindi tacqui facendo l’ indifferente, canticchiando una famosa canzone dei Deep Purple, ma così non andò. Si avvicinò il ragazzo che diceva di chiamarsi Ciro (che invece era mio nipote Andrea), mi chiese cosa avessi scelto per il pranzo, gli risposi che ancora non avevo scelto, lui mi disse di essersi accorto che fissavo il menù senza aprirlo e mi chiese il perché. Gli risposi:
- Sai cosa significa Idrunte?
- No… non saprei.
- E’ il nome antico della città di Otranto… io abito a Lecce e vi prego di non prendermi in giro. Voi venite da lì, perché TU sei mio nipote e quello che tu dici che è tuo padre di nome Pasquale in realtà è TUO zio Oronzo!!!
- Ma lei chi è? - Si avvicinò il padre, gridando: -Vuole sapere come sono andate le cose? Vi accontento subito: Idrunte è il nome da me voluto per questo locale in ricordo della mia prima fidanzata di nome Idrusa. Va bene? Adesso vuole mangiare o no? O dobbiamo ancora continuare questa disquisizione sulla nostra vita privata?
Non proferii verbo, non avevo parole per commentare questo orribile scherzo. Non immagino tuttora come abbiano potuto organizzarlo, non potevo dir nulla a causa della mia incapacità di connettere lingua con cervello. Non ero in grado nemmeno di farfugliare nulla; presi coraggio e incominciai a ordinare vino e pasti.

E’ giusto che io spieghi: Idrusa, nome di origine greca, è una persona realmente esistente essendo la sorella di mia moglie Claudia e moglie di Oronzo.

Mi chiedevo infatti: “come mai, persone che conosco e che nella loro vita quotidiana sono seri professionisti, avevano accettato di ordire una gigantesca burla ai miei danni come quella che stavo vivendo, includendo anche mio nipote che è incapace di pensare in modo malevolo?” Altre domande che mi posi erano: “ma questa è davvero una burla? E quelle persone che conosco sono davvero loro o sono dei sosia perfetti?” Inoltre: “cos’ è? Il raduno dei sosia?”
Da quel momento non parlai più con nessuno, consumai il pranzo, pagai (un altro mistero: avevo soldi in tasca…boh!?) e andai via. Proseguii per quella città strana che per me esisteva, ma allo stesso tempo non esisteva.
Camminavo da un bel po’ e, come al solito in questa storia, più camminavo più mi sentivo a casa;
i luoghi, le strade, i palazzi e quant’ altro poteva essere incluso in un agglomerato cittadino, non mi erano assolutamente estranei. C’ era comunque la mia incapacità di capire dove fossi… in Italia sicuramente.
Camminavo e vedevo il solito miscuglio di mezzi d’ epoca girare: tram, filobus ed autobus. Quella strana fusione la notavo anche nello stile dei cittadini di questo comune a sé: gente che vestiva come fosse di un secolo e mezzo fa, con ghette alle scarpe, paltò datati e monòcoli con catenella annessa per evitare che cadessero a terra. Più in là si notavano invece i gruppi di Hip Poppers e distintamente Metallari che camminavano ballando con radioloni accesi a tutto volume e che mimavano le canzoni Rap o Metal che trasmetteva la radio, oppure una eventuale cassetta o cd che suonava.
Nella stessa strada larga, a doppia corsia, si notava in una direzione passare una Mercedes dell’ ultimo grido e dall’ altra una Topolino degli anni ‘50.
Tutto ciò era bello…molto bello, ma mi rendevo conto che tutto sarebbe finito e, mentre cercavo di aggrapparmi a quel famoso filo di obbiettività, sentivo chiamarmi…
- Alessandro… Alessandro – Mi girai e vidi Grazia corrermi incontro. Grazia è una mia cara amica di Lecce che lavora presso uno studio odontoiatrico sito nella provincia di Brindisi….
- Grazia? – gridai incredulo- Ma… tu…

terza parte

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