Parte terza-

- Finalmente, amore mio… ti cercavo da tempo!
- Eeeehhhhh? – ero ancora più incredulo e in pieno panico-
- O caro, non vedevo l’ ora di riabbracciarti… sai? In chiesa ci aspettano.
- Ma…Grazia…. Ma cosa ci fai qui? Come sei arrivata e, soprattutto, che cosa stai dicendo?
- Beh… ci sono gli ultimi preparativi per il matrimonio!
- Il matrimonio? Il matrimonio di chi?
- Alessa’ , il nostro… ne abbiamo parlato l’ ultima volta l’ altro ieri, ricordi?
- E no!!! Io, l’ altro ieri, ero a casa mia, non è possibile!!!
- Alessandro… infatti ne abbiamo parlato l’ altro ieri proprio a casa tua. Ma cosa ti sta succedendo?
- Appunto: è quello che vorrei sapere anch’ io!!!!
- Cos’ hai Alessandro? Ti vedo strano ed assente.. forse, hai preso ancora quella roba?
- Grazia… io? Quale roba dovrei prendere?
- E’ inutile… non ne uscirai se continui così…
- Ma…
- Non mi dire che ci hai ripensato!!!!
- Chi, io? Su cosa?
- Ecco… la solita canzone… non mi vuoi più sposare!
- Ma io sono già sposato, e conosci anche mia moglie…
- Disgraziato!!!- Mi gridò… e continuò a farlo:
- Non mi dire che vuoi riflettere e che non sei pronto per il matrimonio, avevamo anche già deciso di avere 3 o addirittura 4 figli, perché tu li volevi, vero?
A sentire quel discorso avevo solo voglia di scappare, fuggire lontano oltre che a voler fortemente piangere. Grazia è una bellissima ragazza, ma vederla in quel momento mi sembrava di parlare con un’ altra persona che aveva preso le sue sembianze. Ma… era lei? Non lo so! Osservandola bene, mi rendevo conto che parlavo proprio con lei.
Così come quei due del ristorante, erano mio cognato e mio nipote? E il tranviere capellone era davvero Ozzy Osbourne? Mi pesava la testa, avevo la sensazione che da un momento all’ altro mi stesse per scoppiare e in quei tristi momenti, avrei desiderato anche una pistola!!!
Nel mio silenzio di riflessioni, non mi accorgevo che davanti a me c’ era una persona che attendeva risposte… assurde come ciò che avevo sentito, ma se le aspettava da me. Non riuscivo ad inventarmi nulla. Le proposi di farci quattro passi a piedi e, per la prima volta in questa inverosimile storia, fui ispirato a raccontarle tutto, dal momento in cui mi sentivo male prima di entrare in casa, al momento che ho incontrato lei; dall’ inizio, sino a quell’istante (non oso pensare cosa mi sarebbe successo dopo).
La risultante della mia tesi (avrei dovuto prevederlo) fu a dir poco disastrosa. Grazia mi accusò di vigliaccheria, di immaturità mentale e che tutto quello che le avevo raccontato era il risultato di un visionario allucinato ed isterico. Secondo le sue conclusioni, non era che una scusa machiavellica ma, in fondo, banale per evitare l’ unione in matrimonio con lei. In più, mise in mezzo la madre, che, nella realtà, ha un bel rapporto di amicizia con me, dandole ragione nel dire che io sarei stato un marito degenere ed un padre di cattivo esempio. Criticò anche il mio modo di vestire, mi disse che sembravo un defunto perché indossavo sempre vestiti di colore nero; per non parlare dei capelli lunghi che, ai suoi occhi, erano senza dubbio amorali.
Così mi lasciò come un salame gridandomi ancora che avrebbe trovato un partito migliore, il che sarebbe stato molto facile dato che, al suo dire, ero un patetico precario bidello presso una scuola elementare di estrema periferia… mah!!!
Rimasi di nuovo solo e di nuovo non sapevo dove andare; camminai senza una meta fissa… ad un certo punto mi sentii chiamare: era di nuovo Ozzy che guidava una carrelli. Quella volta divenni previdente, vidi il numero di matricola: era la 961, bella , fiammante come fosse appena uscita dalla fabbrica:
- Come on… dài…sali. Ti porto in giro, per un po’!
- Ok…
Partimmo su quel meraviglioso mezzo e facemmo a ritroso il percorso mio di andata. A causa della mia stanchezza fisica e psicologica chiesi ad Ozzy in quale via ci trovassimo e sopratutto in che città fossimo.
Capendo il mio stato di ansia, mi rispose così:
- Questa è via Depretis, tra un po’ ci immetteremo in piazza Municipio…vedi? Ci avviciniamo agli scambi. Quel castello è Castel Nuovo… aspetta, siamo in curva. Quello che è di fronte a noi è il porto. Qui a destra è il capolinea Parco Castello. – lo interruppi:
- Ma il porto è pieno di treni merci…
- E’ chiaro, no? E’ uno scalo merci… cosa volevi trovarci? Un negozio di acquari? Zitto e ascolta:
- Alle nostre spalle, la collina che vedi è S. Martino con il castello Sant’ Elmo dove si trova la famosissima Certosa… la devi visitare, te la consiglio! Ora gireremo per via Acton verso destra!- Gli replicai:
- Ma io queste zone le conosco, questa è Napoli e la conosco bene, ma non la ricordo così. Io… -
- Ssssh! - Mi interruppe mimandomi il silenzio.
- Ti consiglio di non porti domande, adesso scendi e prendi il 30 a quella fermata… tranquillo!
- Ozzy, ma tu davvero ti chiami così?
- Io non mi chiamo così… io SONO Ozzy Osbourne!!! Vai!!!
Gli ubbidii senza proferire altro e lo salutai. Aspettai il 30 che arrivasse e che ripartisse, lo vidi arrivare: era un Sirio. Entrai. Il tranviere di turno, diede uno sguardo verso di noi viaggiatori. Lo riconobbi: era quello che era alla guida della due assi e rimorchio. Prima di partire si girò di nuovo indietro e mi riconobbe (accidenti!!!):
- Ueeeee….ma guarda chi c’ è…. Quello della provincia di Bari! – Oh no!- bisbigliai a denti stretti.
- Ma tu guarda come è piccola ‘sta città… vieni qua… fammi compagnia mentre guido ‘sto bolide.
Mi avvicinai a lui. Non sapevo se essere felice o no, ma forse la sua allegria sarebbe stata un ottimo antidoto contro la mestizia. Incominciò a parlare, come se non lo avesse mai fatto. Assomigliava a Luciano De Crescenzo, il famoso filosofo e scrittore napoletano. Chissà, forse era lui… preferii non chiederlo: non mi ero ancora abituato a tali stravaganze.
Era comunque sempre con il sorriso sulle labbra, sempre a darti la pacca sulla spalla e faceva anche ridere… sì… serviva molto!
Intanto eravamo entrati nella galleria Vittoria e in un battibaleno la attraversammo tutta.
Nella corsia opposta potei vedere in pieno esercizio delle Thomson & Houston, poi una Diatto, delle Carrelli e qualche Sirio. Era bello ma non nascondo che ero anche spaventato a vedere quelle fusioni storiche di tram.
Finalmente riconobbi appieno tutti i punti di quella “misteriosa” città.
La Riviera di Chiaia era quasi deserta, non vi era traffico ma gli autoveicoli non erano assenti. Vidi una bellissima ragazza uscire da una Twingo ed una famiglia entrare in una 600 primo modello di costruzione per una scampagnata.
Piazza Sannazaro…c’era la linea 3, la GLORIOSA 3 e i bifilari che notai qualche ora prima facevano parte della struttura della filovia per Posillipo. Era bellissimo vedere in quel momento via Mergellina. La cosa che non comprendevo era il miscuglio di vari decenni; non che non fosse stato bello, anzi… era TROPPO bello.
Entrammo nella Laziale. Il tram Sirio era davvero veloce. Il problema era che, se si fosse trovato una Balilla o una Peter Witt avanti, avrebbe rallentato la sua marcia , ma questo non mi impensierì.
Forse in tutta quella storia avevo trovato un barlume di felicità avendo riconosciuto la città di Napoli che sembrava essere tornata indietro di oltre un mezzo secolo nell’ urbanistica, ma non nei mezzi di trasporto pubblici e privati…. Girava davvero un secolo di storia, dall’ antico al moderno.
Man mano che il tram scorreva sui binari, riconobbi il quartiere di Fuorigrotta. Mi resi conto che il tram stava andando al capolinea del rione Miraglia, passando per il deposito di Fuorigrotta.
Scesi alla fermata opposta dell’ andata , ossia di quando incontrai Ozzy il tranviere.
Decisi di farmi quel pezzo di strada a piedi… chissà perché, sentivo un forte istinto di tornare a quella panchina dove mi risvegliai.
Da via delle Legioni girai per viale G. Cesare….camminando mi accorsi che quella montagna che vidi poche ore prima dal tram all’ andata era la collina di Posillipo, molto meno edificata. Sulla linea tranviaria non facevano che passare tram in continuazione… che bello che era!!!
Oltrepassai piazza Leopardi e riconobbi la ferrovia Pozzuoli- Gianturco in tutto il suo splendore. La cosa bellissima era che a sinistra della strada, in direzione Piazzale Tecchio, non vi erano case alte… camminando si poteva vedere la ferrovia senza problemi; ecco perché dalla famosa panchina in cemento armato riuscivo a vedere addirittura i binari, non c’ erano i palazzi che ci sono oggi!!!
L’ emozione più grande era quando mi precipitai nel vedere il piazzale Tecchio nella sua vera natura tranviaria.
Vi era ancora il vecchio anello davanti alla stazione di Campi Flegrei, ecco perché il mio stupore. Nuovissimo l’ altro attorno ai giardinetti… I giardinetti! Ecco cos’ erano quelle aiuole con i giovani virgulti: gli attuali alberi di piazzale Tecchio, belli e maestosi! Salendo più su, cominciai a capire che lì a destra, dove c’erano gli altri alberi era l’ area prevista per il futuro dipartimento universitario di Ingegneria.
Riconobbi l’ edificio della fermata Mostra della Cumana, così come quella costruzione imponente: era il futuro stadio di Napoli: il S. Paolo.
Quelle mura di cinta che vedevo sulla mia sinistra appena mi risvegliai con annessi cancelli era non altro che la Mostra d’ Oltremare e la via affianco era semplicemente viale Kennedy.
Via Diocleziano: bella e quasi senza macchine. I palazzi che sono attualmente sulla destra andando verso Bagnoli, non c’ erano. La tranvia era giovane e in pieno esercizio! In lontananza vidi in funzione la funivia Posillipo-Mostra. Non avevo le forze per recarmi sin lì, avevo bisogno di stendermi… ero molto stanco!
Che bello vedersi tutti quei tram girare insieme a tutte quelle
auto d’ epoca.
Mi venne un gran sonno… cercai una panchina per potermi distendere. Istinto volle che mi distesi sulla stessa panchina dove mi risvegliai un po’ di tempo prima. Mi addormentai come un sasso… ritrovai il buio, non vidi più nulla e sprofondai nelle tenebre più profonde. Ebbi lo stesso sgomento, le stesse perplessità, ma bastò la solita luce intensa per tranquillizzarmi e per riportarmi sul letto dove svenni., ossia a casa.
- Mamma… papà si è svegliato!! – gridò Daniele
- Allora…ti sei ripreso?- Mi chiese Claudia- ci hai fatto preoccupare, tanto che ho chiamato il medico.
- Sì… Ma per quando tempo ho perso i sensi?
- Più o meno un paio di minuti
- Non è possibile!!!
Invece era vero tutto: io ebbi perso i sensi e per quell’ arco di tempo abbastanza limitato. Vidi tutte quelle cose. Erano talmente veritiere che credevo di rimanerci secco. Evidentemente il mio cuore è molto forte. Riflettendoci su mi resi conto di non aver sognato… ebbi una forte visione!!!
In quel momento squillò il telefono: era Grazia… ebbi di nuovo panico, ma mi doveva parlare solo di lavoro.

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